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Dio ama lo straniero (Dt 10-18)
Domenica 09 Ottobre 2011 12:47

Grazie a Mamadou, Bala, Ousmane, Mousah, Fadiala, Moussa il vicariato e l’associazionismo del territorio hanno avuto l’occasione di iniziare un percorso di collaborazione in un progetto di accoglienza.

Ma chi sono queste persone? Lasciamo a loro la presentazione...

  • « Siamo tutti provenienti dal Mali. Abbiamo lasciato 2 anni fa circa il nostro paese, le nostre famiglie per cercare fortuna in Libia, paese con molte possibilità di lavoro. Non è stato facile per noi lasciare la nostra terra ma nei nostri villaggi non c’erano possibilità di futuro per noi giovani. Non vedevamo alcuna possibilità di un futuro che potesse assicurare alle nostre famiglie la sopravvivenza. 
    La Libia ci offriva l’opportunità di lavorare ed inoltre era un paese non troppo lontano dalle nostre case.
  • Le nostre famiglie si sono indebitate per pagarci il viaggio e darci dei risparmi in attesa di trovare lavoro.
  • Siamo partiti dal nostro villaggio carichi di speranze. 
    Dopo un viaggio attraverso Niger ed Algeria, in camion, siamo arrivati in Libia, chi a Tripoli e chi a Saba. Qui abbiamo trovato dei connazionali che ci hanno ospitati ed aiutati per il lavoro.
  • utto andava bene, inviavamo soldi alle nostre famiglie fino allo scoppio della guerra che ha interrotto i nostri progetti.
    Siamo stati derubati di tutto. Eravamo impauriti perché in pericolo di vita e siamo scappati. Eravamo in pericolo perché, essendo neri, ci credevano mercenari al soldo di GHEDDAFI.
  • Qualcuno di noi si è trovato spinto a forza dentro a un barcone senza sapere dove stesse andando ».
    Il viaggio come è stato? » « È durato 2 giorni. Eravamo in tanti ammassati in un barcone, senza mangiare né bere ma, grazie a Dio, siamo arrivati tutti vivi in un’isola che, ci hanno detto, si chiamava Lampedusa, in Italia.
  • Da lì dopo 4 giorni siamo partiti alla volta di Genova e poi un pullman ci ha portati a Padova dove siamo rimasti per 2 mesi in un centro di smistamento, in attesa di nuova destinazione. Il 18 agosto siamo arrivati a Cittadella, in località Santa Croce Bigolina ».


Nel mese di giugno in occasione di un incontro vicariale il direttore della Caritas diocesana, don Luca Facco, ha illustrato la situazione dei profughi arrivati a Padova e ci ha fatto la proposta di valutare la possibilità di mettere a disposizione degli spazi per l’accoglienza nel nostro territorio. La proposta è stata accolta da molti. Attraverso vari incontri in cui sono state coinvolte le parrocchie, le caritas parrocchiali e l’associazionismo, oltre che gli immigrati stessi residenti nel territorio, è stata individuata un’abitazione dove accogliere i migranti.

L’abitazione disponibile, vista l’urgenza di accogliere le persone, ha visto attivarsi molti volontari, rappresentanti di varie parrocchie, nei mesi di luglio e agosto, nei lavori atti a renderla a norma ed in grado di offrire un’accoglienza dignitosa.

La caritas diocesana nel frattempo ha stipulato un accordo con federsolidarietà (confederazione cooperative sociali) per la gestione e l’accompagnamento sociale delle persone accolte. Federsolidarietà, con l’accordo delle parrocchie e dei rappresentanti delle associazioni presenti agli incontri, decideva di affidare alla cooperativa sociale Stella fra i popoli, con sede in Cittadella, la gestione dell’accoglienza, sempre con la collaborazione del volontariato.

Da segnalare che all’arrivo dei sei migranti una comunità di Nigerini, cittadini provenienti dal Niger, si è resa disponibile durante i primi 10 giorni ad offrire i pasti e ad accompagnare nella preghiera gli ospiti, come primo segno di accoglienza.

Attualmente tutti i giorni è previsto un corso di alfabetizzazione (al mattino) reso possibile grazie all’apporto volontario e molto competente di 8 insegnanti con alle spalle grande esperienza di insegnamento ma soprattutto esperienza di insegnamento ad adulti stranieri.

È da tenere in conto che quasi nessuno dei ragazzi è scolarizzato; qualcuno parla un po’ di francese ma i più parlano il Bambara, la lingua del Mali, pertanto c’è sempre la necessità della doppia traduzione.

Attualmente, essendo tutti in attesa della risposta alla domanda da loro avanzata alla questura per il riconoscimento dello status di rifugiato politico, non possono essere occupati normalmente. Hanno, però, diritto alla salute e sono stati dotati di tessera sanitaria.

Per fare in modo che questo tempo di attesa possa diventare un tempo positivo stiamo organizzando con alcuni volontari dei percorsi di apprendimento di tecniche lavorative semplici: tecniche che possano essere utili se un giorno dovessero rientrare nel loro paese.

Altro impegno che stiamo portando avanti è quello dell’inserimento sociale perché questo periodo, in cui sono fra noi, possa diventare per loro un’opportunità di nuove conoscenze e per noi occasione di crescita per le nostre comunità.

La cosa importante però non è questa piccola accoglienza: 6 persone accolte per un vicariato di 10 parrocchie può sembrare poca cosa, ma l’opportunità che ci è offerta grazie a loro di condividere e lavorare assieme come comunità.

 

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