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Pagina 1 di 10 Introduzione
Viviamo in un periodo di grandi trasformazioni. Stiamo assistendo a profonde modifiche culturali, demografiche, economiche e sociali. Tutti siamo condizionati da cambiamenti strutturali alla base del nostro vivere quotidiano. Nell’attuale sistema globalizzato molte sono le opportunità, ma anche molte le difficoltà. Spesso siamo impreparati a far fronte a queste dinamiche, cosicché cresce la paura del futuro e diminuisce la voglia di mettersi in gioco.
Per quanti operano nel sociale, siano essi amministratori, operatori, volontari e altro, si pone l’obbligo, tra mille incombenze quotidiane, di riservare del tempo per capire e interpretare i fenomeni sociali e il loro divenire al fine di individuare obiettivi e strategie di intervento innovative ed efficaci.
Le politiche sociali devono essere ripensate, non solo per migliorare i servizi e aumentare l’offerta di prestazioni, ma soprattutto per rispondere alle nuove domande che sorgono dalla famiglia e dai giovani. La composizione della spesa sociale in Italia è molto sbilanciata a favore della previdenza (pensioni) e quest’ultima è, in % sul Prodotto Interno Lordo (P.I.L.), la più alta tra i paesi dell’U.E. più sviluppati. Per contro la spesa pubblica per i servizi sociali per la famiglia, i minori, i giovani, per il lavoro, per le persone non autosufficienti, è la più bassa.
In Italia, purtroppo, le strategie di miglioramento del sistema delle politiche sociali restano nell’agenda delle alte istituzioni dello Stato, sia per le croniche difficoltà della finanza pubblica, continuamente evocate quale freno alle richieste di nuove spese sociali, che per il pensiero diffuso che le considera alla stregua delle spese totalmente improduttive e quindi non prioritarie. Amartya Sen, il grande economista indiano di fama internazionale, continua, nei suoi scritti, a sottolineare la necessità di misurare l’effettivo sviluppo di un paese non solo con i criteri e parametri strettamente economici, quali il Prodotto Interno Lordo (P.I.L), le esportazioni, il deficit dello Stato, l’indice della borsa, ecc., ma anche con altre misure che informino su come sta effettivamente la gente, su qual è il livello di coesione sociale, dello stato di salute, di soddisfazione personale e comunitaria, ecc. Quindi a considerare la spesa sociale quale spesa di investimento, perché nei suoi effetti redistributivi consente di assistere chi ha bisogno, sviluppare il benessere sociale e mantenere l’equità e la coesione sociale. Tornando alla nostra realtà, e tenendo conto del contesto generale appena abbozzato, l’obiettivo di questa breve relazione è la sintetica rappresentazione di alcuni dei problemi/bisogni sociali vissuti dalle famiglie e dai singoli cittadini che si rivolgono ai servizi socio-sanitari. E’ la sintesi di ciò che gli operatori rilevano nel lavoro quotidiano a contatto con la realtà del disagio e della sofferenza. Infine riporto qualche idea, peraltro dibattuta in sedi ben più importanti, sulle azioni necessarie per migliorare la vita di molte famiglie. Con nessuna pretesa di esaustività, che richiederebbe altri apporti di studio e di esperienze molto più qualificate.
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