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Presenti: N° 29 ore: 20.50 Si inizia con la preghiera proposta da don Gilberto.
Condivisione sull’esperienza del 15/11/2008 a Pozzetto (vedi verbale precedente). Il giudizio un po’ per tutti è positivo, c’era il desiderio di condividere un po’ di più la propria esperienza. Qualcuno nota che alcune parrocchie erano più presenti altre meno. I gruppi sono entrati subito in sintonia, il ritmo è stato incalzante. E’ piaciuto lo stile che ha permesso di vedere quante energie ci sono nel nostro vicariato. Abbiamo capito quanto sia importante vederci, parlarci, occorre trovare anche occasioni per chi al sabato mattina non può esser presente.
Don Gilberto afferma che il sabato mattina è stata una prova. Era la prima volta per tutti che si faceva una cosa del genere. Lo scopo era quello di aiutare la formazione dei Consigli Pastorali. Don Gil. Sottolinea anche l’efficacia del metodo della narrazione. Un metodo che aiuta a creare rapporti credibili e sereni. Altri continuano sottolineando, che si respirava un grande desiderio di scambiarsi esperienze. Un confronto che sicuramente ci ha fatto bene.
Gianni Tonellotto introduce e chiede un parere sull’incontro del 26/11/08 sull’immigrazione. Pochi i presenti ma interessanti i tre interventi. E’ stato il tentativo di leggere insieme un problema urgente Don Gil. riporta il problema delle iscrizioni scolastiche dei ragazzi nelle scuole private per evitare i problemi e il disagio dei genitori riguardo le Scuole Pubbliche piene di extra comunitari. Alcuni riferiscono come la Preside intervenuta ha sottolineato realisticamente i problemi, ma si è dimenticata che la scuola ha il dovere di accogliere tutti anche chi è figlio di clandestino. Mentre le leggi italiane si stanno orientando per invitare tutte le categorie lavorative a far emergere la clandestinità. Si ricorda che a Cittadella gli stranieri sono distribuiti equamente nelle classi senza discriminazioni. Nella discussione don Gilberto ricorda che don Giuseppe Maniero della Curia di Padova è stato incaricato per trovare strutture parrocchiali da sistemare per diventare alloggio per indigenti. Don Remigio avvisa che la riunione del coordinamento Caritas è andata a vuoto. Don Domenico afferma che centralizzare tutto a Cittadella-Duomo è un problema perché gli interventi richiedono spesso una soluzione immediata e in loco. Ogni parroco spesso si arrangia.
Don Gil. annuncia che giovedì 29 Gennaio 2009 viene confermato un incontro per il Coordinamento Vicariale sul disagio giovanile dalle 17.30 alle 22.30 a Mottinello. Si propone il nome di don Ivo Responsabile della Pastorale Giovanile della Diocesi di Modena docente di Teologia Pastorale a Padova. Si fanno anche altri nomi ma don Gil. dice che abbiamo bisogno di qualcuno che ci dia una mano a lavorare non qualcuno che venga a portare un’esperienza. Abbiamo 5 anni davanti, procediamo con calma. Concretamente, don G. propone di cominciare da alcune domande tratte dalla relazione del dott. Scapin sulla famiglia. 1. quali segnali deboli intravediamo nei giovani? 2. che rapporto intercorre tra noi e i giovani? 3. cosa chiediamo loro e che cosa diamo loro? 4. individuare qualche linea operativa sulla quale muoversi.
Si apre la discussione. D. Remigio: occorre abbassare l’età, i segnali deboli si vedono già a 12-13 anni. Si nota poca fiducia in se stessi. Poca responsabilità. I ragazzi non sono contenti. D. Luca sono annoiati, non gustano la vita, la divorano. Tutto è a loro disposizione subito. Si vede noia e tristezza. D. Domenico: parlando con i genitori i segnali deboli sono lo spriz, la discoteca con il corredo di droghe e pasticche di tutti i tipi. I ragazzi “nostri” quelli della parrocchia sembrano un po’ ingenui e troppo buoni. D. Emanuele: è anche vero che si diventa grandi per gradi, per tentativi, è stato per tutti così. Un segnale di debolezza è la confusione tra desiderio e voglia. Mancano completamente i desideri i sogni. Prendono quello che arriva. Un altro segnale debole è la presenza dei “non luoghi”, posti in cui non ti identifichi, dove non appartieni a nessun gruppo o associazione. Per parlare ai ragazzi occorre stabilire una relazione. Se sono soli è proprio perché non trovano nessuno con cui relazionarsi. Altri aggiungono che i ragazzi sono soli nella grande compagnia, si nascondono. Cercano relazioni vere ma non le trovano. Gli adulti di riferimento sono inefficaci. Bisognerebbe cogliere i segnali partendo dalla famiglia soprattutto quando si vede l’incapacità di seguire e rispettare le regole, la facilità alla trasgressione. Incapacità di studiare per raggiungere almeno risultati minimi. Don Giovanni propone di partire dall’educazione e dalla formazione dei genitori completamente assenti nell’educazione dei figli. Si ricorda inoltre, che i servizi sociali stanno facendo molto ma i risultati sono scarsi. Si auspica che i patronati diventino spazi da frequentare e da occupare. Qualcuno propone di chiederci che giovane vogliamo. Che tipo di progetto stiamo attuando per i nostri ragazzi. Concludiamo dicendo di seguire il metodo classico del VEDERE, GIUDICARE, AGIRE. Si conclude con la preghiera. Sono le ore 22.45
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