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Quello di Avvento è un tempo liturgico fatto apposta per ridestare atteggiamenti di vigilanza e di attesa. Smarriti e disorientati, rischiano spesso di perdere il senso e la direzione del nostro cammino e diventiamo facili prede del nervosismo e dello scoraggiamento.
Viviamo alla giornata, senza un orizzonte. La venuta del Figlio di Dio nella carne è – e deve essere – alla radice della nostra speranza. In lui Dio ha detto il suo sì alla storia degli esseri umani.
Risorto da morte, Gesù è vivo e presente in mezzo a noi. La celebrazione del sacramento della riconciliazione è un momento importante per accogliere il perdono che egli dona a chi riconosce con sincerità i propri peccati. È questa misericordia che risana le ferite profonde dell’anima e ci permette di vivere con rinnovato impegno, con slancio nuovo la proposta dell’Avvento.
Questa proposta di esame di coscienza aiuta a percorrere la propria esistenza e a rilevare con semplicità e schiettezza ciò che ferisce e rovina il nostro rapporto con Dio, con noi stessi, con gli altri.
Il cuore
- quando non trovo mai il tempo per pregare o per ascoltare la parola di Gesù; – quando accampo mille scuse per non partecipare alla messa della domenica;
- quando, in diverse situazioni, capisco bene quello che mi chiede il vangelo, ma penso solo al mio interesse, alla mia comodità o al mio orgoglio;
- quando coltivo il rancore, l’astio, il desiderio di vendetta e non sono pronto a fare il primo passo per una riconciliazione;
- quando non mantengo una parola data, un impegno preso, una responsabilità assunta;
- quando mostro sospetto, pregiudizio, ostilità o rifiuto nei confronti degli estranei e degli stranieri;
- quando non svolgo il mio lavoro con impegno e competenza;
- quando non sono sincero e alimento la maldicenza e la calunnia, denigrando il mio prossimo;
- quando assecondo affetti sregolati, passioni immorali e non adempio il comandamento di Dio che chiede il rispetto delle persone, del mio corpo e di quello altrui;
- quando non rispetto la fedeltà promessa al mio coniuge.
Le mani
- quando mi ripiego sulle mie ricchezze materiali e non sono disposto a condividerle con chi ha bisogno di aiuto;
- quando pretendo invece di dare, rifiuto invece di accogliere, creo astio e non comprensione;
- quando sottraggo il dovuto ai fratelli, quando non onoro il mio dovere di cittadino pagando i tributi dovuti allo Stato;
- quando non rispetto i diritti degli altri: di coloro che dipendono da me, dei miei colleghi, dei miei vicini di casa, dei miei familiari;
- quando sfrutto il mio prossimo e approfitto della sua debolezza, della sua fiducia;
- quando non faccio attenzione alla mia e all’altrui incolumità , non rispettando il codice della strada o qualsiasi norma di sicurezza;
- quando cedo all’alcool o ad un uso smodato del cibo.
I piedi
- quando non mi impegno alla partecipazione, in spirito di corresponsabilità , nei confronti del mondo della scuola, del lavoro, nel quartiere, nel condominio;
- quando evito di capire ciò che sta succedendo nel mio mondo e oltre le quattro mura di casa;
- quando mi preoccupo solamente di difendere la mia tranquillità invece di andare incontro a chi ha bisogno di me e attende il mio aiuto;
- quando non partecipo alla vita e alle iniziative della comunità chiudendomi in me stesso per pigrizia;
- quando rinuncio al mio ruolo di testimone di Cristo e del suo vangelo.
Lo spirito
- quando non cerco i mezzi e gli strumenti per alimentare e approfondire la mia fede;
- quando rimango impermeabile agli inviti alla conversione e mi ritengo sempre e comunque nel giusto;
- quando vivo in modo superficiale, con indifferenza e qualunquismo, e prendo scelte importanti senza un’adeguata riflessione.
O Dio, che ti accingi a visitare la nostra terra nella persona del tuo Figlio, ci rinnovi con il sacramento del perdono. Ora innalziamo a te la nostra supplica: rendici acuti e saggi, perché possiamo discernere quello che tu aspetti da noi e sappiamo riconoscerti quando vieni a visitarci nella persona dei poveri, dei pellegrini e degli stranieri.
A te ci rivolgiamo con fiducia per saper accoglierti per Natale.
don Domenico Frison
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