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Don Remigio
Padre Albero Pierobon
Domenica 25 Gennaio 2009 13:21
Indice
Padre Albero Pierobon
Il principio era il martirio
Tempo di grandi grazie
Debole in salute e... greco
Ancora in seminario
Finalmente!
Minacce e perdono
Ritorni forzati
Il martirio di Sandra
Avanti, riprendere la strada
Sul Morro dos Maristas
A testa bassa, contro l’ingiustizia
Il trionfo a Moreira Sales
Luigi, Sandra e Alberto, insieme
C’è qualcuno che partecipa agli utili!
C’è qualcuno che partecipa agli utili!
La testimonianza dei fatti
Sognando l’olocausto supremo
Tutte le pagine

Alberto Pierobon Missionario saveriano Testimoni Cittadella, Padova, 14 dicembre 1927 – Brasile, 1976 Milite di Cristo, martire d’Italia "Misteriosa morte in Brasile di un missionario saveriano". E' il titolo di un giornale italiano di metà settembre 1976.

Padre Alberto Pierobon, 48 anni, e' stato ritrovato in un bosco, ad oltre un mese dalla sua scomparsa: cadavere in decomposizione, testa e braccia staccate dal corpo. Non si sa, non si saprà mai chi l'ha ucciso e perché. Per qualcuno una banda di zingari, per altri un camionista incosciente. Per tutti, padre Alberto e' stato vittima del suo amore per i poveri di quell'immenso Paese-continente dov'era arrivato quindici anni prima. Grande famiglia quella dei Pierobon: il padre Giuseppe, la madre Maria Simeoni e otto figli. Sono di Cittadella, provincia di Padova, Veneto profondo. Alberto, il terzogenito, nasce il 14 dicembre 1927. Pare che in famiglia lo chiamino "il grillo", tanto e' vivace, veloce, irrequieto.

Dopo la quinta elementare vorrebbe andare dai Francescani di Lonigo, ma i genitori gli dicono di aspettare. Bel carattere, tanti amici, generosità concreta, fa l'animatore dei ragazzi all'oratorio e si iscrive ad un Istituto tecnico, per diventare perito meccanico.

Ma accade un fatto che gli cambierà la vita. Il 17 agosto 1944 i nazisti fucilano a Padova uno dei suoi fratelli, Luigi, ventiduenne, dirigente d'Azione Cattolica, comandante partigiano. Gli daranno la medaglia d'oro alla memoria. Luigi Accattoli nel suo libro Nuovi martiri - 393 storie cristiane nell'Italia di oggi (Edizioni San Paolo, 2000) pone Luigi Pierobon tra i martiri della dignità della persona umana e scrive: "Studente, milite di Cristo, martire d'Italia, lo descrive così l'epigrafe che lo ricorda nell'Istituto di storia antica dell'università' di Padova, dov'era iscritto quando viene fucilato per rappresaglia a Padova il 17 agosto 1944, a 22 anni. Era stato appena arrestato, in quanto comandante del Battaglione garibaldino Stella,sull'altipiano vicentino. Alla scelta partigiana era stato incoraggiato dallo zio sacerdote Giovanni Pierobon, nella cui casa era stato accolto venendo a Padova per l'Università'. Davanti al plotone d'esecuzione, chiede la fucilazione al petto che gli viene negata. Chiede anche di non essere bendato, ma non l'ottiene e incoraggia i compagni: Si muore per l'Italia! Su un foglietto passatogli dal prete che l'assiste nel momento della fucilazione, scrive questo saluto alla famiglia: A mamma e papà, nell'ultimo momento un bacio caro, tanto caro. Ho appena fatta la santa Comunione. Muoio tranquillo. Il Signore mi accolga tra i suoi in Cielo. E' l'unico augurio e il più bello che mi faccio.

Pregate per me. Saluto tutti i fratelli: Paolo, Giorgio, Fernanda, Giovanni, Alberto, Giuliana, Sandra, lo zio Giovanni, tutti gli zii e zie. Un bacio a tutti. Il padre qui presente, che mi assiste, vi ara i miei ultimi desideri. Un bacio caro. I desideri erano: la corona del rosario - che alzava con la destra al momento della fucilazione - alla mamma, l'orologio al fratello Alberto, le 5000 lire che possedeva ai poveri".



 

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