Nella suggestiva, incomparabile e accogliente città di Matera, nei giorni 27-30 agosto 2018 si è svolta la 69^ Settimana Liturgica Nazionale organizzata dal CAL (Centro di Azione Liturgica) e gestita dall’Arcidiocesi di Matera-Irsina in collaborazione con l’ufficio liturgico della CEI e con le altre cinque diocesi della Basilicata. Il CAL nasce nel 1947 con lo scopo di favorire nelle comunità cristiane d’Italia il rinnovamento liturgico-pastorale anticipando e preparando la grande riforma promossa (ma non ancora attuata pienamente e seriamente!) del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965).

A seguito della citata deliberazione il 15 agosto 1746 il podestà Antonio Balbi inviava a Venezia il seguente memoriale: “Serenissimo Prencipe. Col decorso de’ gl’anni s’è di tal modo empiuto di ceneri et ossa de defonti il Cemeterio della Chiesa Parochiale di Cittadella1, che sormontando di molto il di lei pavimento ed anco le Mense de’ gl’Altari, e uguagliando li muri che lo circondano ne rissentono gl’Altari, e li Muri dall’umidità grandissimo detrimento, e cadendo dal Cielo dirotte pioggie levano terra et ossa dal Sagrato e le portano nella pubblica strada, da dove conviene indi colà riporle.

Il 17 maggio 1733 si riunì il Consiglio Generale di Cittadella. Erano presenti il podestà (il patrizio veneziano Girolamo Minio) e centodiciotto consiglieri. Su proposta del dott. Pietro Alvise Fabris fu messa ai voti la seguente deliberazione: “V’è aumentato di tal maniera il numero dei fedeli di questa Parrocchia, cui s’è unita la Pietà e il concorso dei medesimi e delli vicini habitanti di questa nostra Chiesa Parochiale che nelli giorni festivi

È noto che il progetto di una chiesa parrocchiale intitolata ai SS. Prosdocimo e Donato in sostituzione di quella originaria (sorta conglobando con ogni probabilità un cenobio medievale dedicato a S. Antonio di Vienne) e ormai insufficiente per vetustà e capienza ad accogliere l’accresciuto popolo dei fedeli, risale agli anni settanta del ‘700 su ferma iniziativa dell’arciprete di allora, il dottissimo Giambattista Moratelli.

Dal 1405 al 1797, ogni sedici mesi, la Repubblica di Venezia designò un proprio nobile alla carica di podestà di Cittadella.
Egli era a capo dell’amministrazione comunale e in tale veste presiedeva i consigli, disponendo di due voti invece di uno come i consiglieri. La sua giurisdizione si estendeva inoltre su quella che si chiamò la podestaria di Cittadella, cioè su quel vasto territorio che, avente qui capoluogo, si estendeva su oltre una cinquantina di comuni e “ville” ovvero più modesti agglomerati di abitazioni e persone raccolte attorno a una piccola chiesa di campagna.


"Per un pugno di dollari"


Cittadella ascolta


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