“Gioiose”, almeno nelle intenzioni dei “protagonisti”, i tanti volontari che qui al Centro Residenziale per Anziani di Borgo Bassano, si susseguono ogni settimana per fare vivere momenti di svago, di serenità, di sollievo con le varie attività di animazione vera, di assistenza personale, creando spesso un clima di famiglia.

S’ immergono nella vita degli ospiti tanto da occupare il posto dei famigliari non presenti, aiutandoli a dimenticare, almeno per un pò, la loro situazione attuale.
Infatti a sentirli parlare del loro passato, del vissuto quotidiano, sembrano oggi estranei all’ambiente: loro che trafficavano in cucina, che lavoravano nei campi, che svolgevano attività specifiche, che partecipavano agli appuntamenti sociali... Ora sono qui ad attendere, a chiamare per un aiuto, a dipendere in tante cose... Fermarsi, talora assopiti, a ricordare, a sognare, a rimpiangere è la loro attività.
A toglierli da questo isolamento, a farli sentire ancora vivi, arrivano i volontari.
C’è chi li raduna per una tombola, vecchia maniera, dove i premi non son danari, ma fi ori confezionati o bigiotteria colorata, piccoli oggetti per l’igiene personale.
Vedere l’attenzione ai numeri estratti, la preoccupazione di non perderne alcuno, l’ansia per gli ultimi numeri, l’esultanza, quasi infantile, per la vincita finale.
Ma se c’è chi è fortemente sordo o scarso di vista e non può ben seguire le cartelle, osserva allora il volto dei concorrenti, sentendosi spettatore ugualmente partecipe.
C’è chi li raccoglie attorno un tavolo per una partita a carte, a briscola o a tresette, sotto lo sguardo interessato non degli avventori del bar, ma come in una famiglia.
C’è chi li impegna a lavorare, come un tempo, a maglia o di cucito, confezionando simpatici oggetti utili per la casa, adatti per un regalo, buoni per un addobbo.
C’è chi li coinvolge nei lavori di falegname, preparando seggiolini, varie cassette, oggetti di uso comune da trasformare poi in “prodotti” per il mercatino interno.
C’è chi li occupa con “strani giochi” per tenere in esercizio la memoria, proprio col famoso gioco di memory, dove, quasi in gara, si cerca di indovinare la coppia.
C’è chi li intrattiene nella lettura del giornale, sottolineando i fatti più importanti, stimolando poi a raccontar episodi personali, presentando qualche libro nuovo.
C’è chi li incanta declamando i più bei proverbi popolari, ma in dialetto veneto, invitando i presenti ad aggiungerne di nuovi, legati alla personale esperienza.
C’è chi li entusiasma con i canti di una volta, nati dalla poesia popolare, per finire spesso con “Mamma son tanto felice, perché ritorno da te!” pieno di tanta nostalgia.
C’è chi interessa, specialmente le donne, a curare la bellezza personale scegliendo il trucco più adatto, lo smalto più conveniente, la pettinatura più rispondente.
Ad un certo momento poi le carrozzine cominciano a muoversi: è un rincorrersi per raggiungere il proprio posto in sala superiore, mentre le operatrici li preparano per la cena, dove i più “fortunati=bisognosi” trovano chi li serve, li imbocca, li stimola.
Allora sotto quelle cuffie, dentro quei grembiuli c’è sempre un cuore che batte per chi è fragile, per scrivere in silenzio pagine di storia piene d’amore e di speranza.
Don Domenico Frison

 


"Per un pugno di dollari"


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