Eccomi qui con voi a raccontarmi e raccontarvi una mia esperienza. Lo scorso ottobre ho avuto il privilegio di partecipare al convegno annuale organizzato dall’ A.I.Pa.S., tenutosi in Santa Maria degli Angeli “Assisi”.
Come potete vedere dall’immagine, il titolo del convegno era; “Sapienza del Cuore Laici e consacrati: insieme per servire. Il convegno aveva preventivamente stimolato in me suggestioni e aspettative che sono state più che soddisfatte. Ma non è delle relazioni del convegno che desidero scrivere, anche perché se poi, leggendo queste righe qualcuno fosse incuriosito, può cercare i file audio delle relazioni sul sito dell’ Aipasalute e troverà tutto.

Vorrei invece in questo scritto condividere con voi quello che sul sito non potete trovare cioè, come io ho vissuto questa esperienza, le cose che mi hanno colpito, le emozioni provate, gli incontri, le provocazioni, insomma raccontare del mio convegno. Quello che non vi potrò raccontare e trasmettere invece è quel particolare clima di apertura e disposizione d’animo che la terra di Assisi dona a me, e al sentir dire anche a molte altre persone che la visitano.
Vi confesso che le emozioni più intense le ho vissute, ascoltando storie di vita vissuta o da singole parole e frasi che entrate in me come piccoli virus, piano piano si diffondevano e diffondono tutt’ora.
Si perché il convegno è finito ma non è finito quello che il convegno ha seminato.
Mi ha particolarmente colpito l’esperienza lavorativa della dr.ssa Lucia Miglionico oncologa. Lavora a contatto con bambini ammalati di cancro e con le loro famiglie. Ci ha detto: “accompagno i bambini verso la morte”. Vi può essere frase più tragica? Mi sono detto: “ti rendi conto cosa fa questa dr.ssa e mamma?” per me è difficile solo accostare queste quattro parole; accompagnare – bambinicancro – morte. Anima meravigliosa, ho pensato e scritto.Non meno intense sono state poi le suggestioni ed emozioni provate ascoltando la relazione di Don Maurizio Patriciello. Prete di periferia, così si definisce, che combatte il malaffare, la camorra, la rassegnazione, nella terra dei fuochi. Ascoltate anche la sua relazione, leggete i suoi libri, capirete molte cose. Vi sono state poi le testimonianze di genitori che hanno vissuto la tragedia più grande, quella di perde il proprio figlio. Genitori che nonostante questa l’immane tragedia non si sono arresi e da un fatto così tragico ne stanno traendo inimmaginabili benedizioni.
Mi tornava alla mente un vecchio insegnamento che dice: “non vi è tragedia che non contenga in essa anche delle benedizioni, come non vi sono benedizioni che possono contenere in esse il seme per una futura tragedia”. Io questa cosa l’ho capita a mie spese. Vi lo confesso, durante queste testimonianze di vita ho pianto più e più volte. Le lacrime più copiose erano stimolate da una constatazione che mi faceva capire che Sì si può fare. Che lo crediamo o no abbiamo sempre la possibilità di scegliere, Dio c’è l’ha donata e resta a noi farla crescere. Si può fare e lo si fa quando c’è quella motivazione che solo la fede può donare. Mons.
Domenico Dal Molin poi, ci ha regalato spunti di riflessione interessanti parlandoci della Sapienza del Cuore. Ha richiamato la nostra attenzione sul fatto che siamo abituati a interpretare le cose per dicotomie. Pensiamo che la realtà sia O bianca O nera mentre la realtà non è O/O bensì E/E, cioè non o bianca o nera, ma è bianca e nera. Nessuno di noi possiede la verità, ciò che noi crediamo e pensiamo è solo la nostra verità non La Verità. La mappa non è il territorio dice la PNL. Ci ha messo in allerta e detto che nel quotidiano bisogna saper vivere con sapienza – prudenza – discernimento.
Ci ha suggerito quelle che ha definito le tre piste per la sapienza: - La conversione intellettuale; la si raggiunge quando si è consapevoli della relatività del nostro punto di vista.
- La conversione morale; che viene espressa sapendosi dare delle priorità.
- La conversione religiosa; sapersi innamorare senza riservo ad un progetto, sapendo uscire da se stessi per trascendere. Ho potuto riflettere e ricordare che nelle sacre scritture viene messo spesso in rilievo il collegamento sapienza-povertà e ciò sta a significare che i due termini sono fortemente legati: la sapienza può abitare solo in un cuore libero, in un cuore puro. In un cuore che non pensa in modo egoistico, che non vede solo i propri interessi, che non si adira anche di fronte all’ingiustizia.
Breve divagazione.
Il termine ingiustizia mi riportava alla mente due ricordi; le parole contenute in una canzone dei Nomadi intitolata: “Mamma Giustizia”, vi invito ad ascoltarla. Il secondo l’ho trovato scritto in un piccolo libretto di preghiere che leggo spesso. Nella quinta stazione della via Crucis è scritto: “spesso o Signore, noi siamo con l’animo in rivolta davanti a tante ingiustizie sociali. Rare volte però ci capita di pensare che anche noi abbiamo delle colpe. È anche colpa nostra se non vengono riconosciuti i nostri diritti, perché spesso manchiamo ai nostri doveri”.
Torno al tema la sapienza del cuore. È bene ricordare anche che, il povero sapiente che agisce con giustizia deve tenere sempre presente che il suo contributo sarà presto dimenticato, infatti è stato scritto: “chi vuole fare del bene deve essere allenato all’ingratitudine”. Sapienza dunque, non appena ascoltiamo questa parola, scattano alcune associazioni verbali: saggezza, conoscenza, intelligenza, e soprattutto sapere. È vero che sapere e sapienza hanno la stessa radice. Ma la sapienza non è solo nozione ed intelletto. Sapienza ha a che fare con il vissuto di una persona, con la sua visione della vita, con il significato di bellezza e di piacere di ciascuno di noi. Sapienza del cuore è anche saper gestire i propri sentimenti. Si tratta di saper collocare al centro della nostra vita un motore capace di generare la giusta energia in ogni situazione. Dio ci ha dato un dono immenso chiamato libero arbitrio, non ci ha voluti assoggettati a lui, ci ha lascito liberi. Qualcuno dice che l’uomo non nasce libero, ma libero di liberarsi. È bene ricordare sempre però che il termine libertà deve sempre accompagnarsi ad un altro termine, responsabilità.
Ma cos’è questo libero arbitrio? Per me altro non è che la possibilità di scelta. Che lo crediamo o no abbiamo sempre la possibilità di scegliere, sempre. Fra lo stimolo, cioè la provocazione esterna, e la risposta, cioè la nostra decisione, c’è sempre uno spazio e questo spazio è abitato dal libero arbitrio. Sapiente è la persona che lavora su di se per far dilatare questo spazio al punto di agire sempre con consapevolezza in ogni occasione, senza mai reagire schiavo delle proprie emozioni e vissuti.
Sapienza è seguire gli insegnamenti di colui che imparò la sapienza dalle cose che patì. Quante cose possiamo apprendere dalla sofferenza, quante cose ci sarebbero da dire, quale mistero..... .
Il sapiente procede per sottrazione. La sapienza invoca una progressiva riduzione di se. Al contrario della ricchezza, la sapienza vuole uno spazio vuoto, libero, ampio, dove possa risiedere l’unico bene che conta. La sapienza è paradossale perché ci dice meno hai più hai. Meriterebbero un approfondimento anche le altre parole del titolo del convegno: “Laici e consacrati: insieme per servire”.
Ma lascio a voi l’opportunità di farlo ascoltando le relazioni che vi ripeto si possono trovare nel sito dell’ A.I.Pa.S.. Potete scaricare o ascoltare tutti i file audio. Ripensandoci quella del convegno è stata un’esperienza intensa, piena, a tutto tondo.
Fra gli incontri ricorderò con estremo piacere, quello con Sr. Giuseppina la mia prima caposala, non la vedevo da molti anni ma l’ho riconosciuta subito. Sr. Giuseppina è sempre nel cuore perché è stata, per me, fonte di sapienza.Vi è stato poi un’incontro fortuito con una coppia Argentina, eravamo in autobus io e mia moglie Silvia e abbiamo avuto la possibilità di scambiare con loro le nostre emozioni riguardanti Assisi. Di loro ricorderò l’entusiasmo che esprimevano quando parlavano di quella loro visita, la perfetta sintonia che si era creata, sembravamo vecchi amici.

Vi saluto con un detto che mi è tornato alla mente in quei giorni e avevo scritto nel mio diario.
- Povero è chi sente la necessità di possedere molte cose.
- Ricco è chi sente la necessita di possedere poche cose.
- Saggio è chi non sente la necessità di possedere nulla.
Gianfranco Okroglic


"Per un pugno di dollari"


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