Sabato 9 aprile, con un rito solenne, durante la Messa delle ore 19, dopo un corso di preparazione a Padova, sono state ammesse al “Ministero della Comunione” in Ospedale quattro nuove volontarie: Claudia – Francesca – Monica e Rosa Maria. Abbiamo chiesto a due “anziani” e due “nuovi” un pensiero sull’essere “Ministri della Comunione”.
Aurelio: “Nell’Eucaristia il dono di amore perfetto.” Inizio con questa frase la condivisione di questa mia testimonianza “al servizio” della nostra “Cappellania”. Non ho voluto e potuto esimermi dall’aprire il cuore ad accogliere come grazia e come dono per la mia vita questa “chiamata” che il Signore mi ha rivolto nel 2015, a seguirlo nell’esercizio di questo Ministero.
Con le mie visite fra i letti dei malati ho capito che il dolore fisico può essere “pazientemente sopportato”, ma la sofferenza interiore...no! C’è una forte esigenza di sentire Dio vicino in questo momento difficile, di capire qual è il giusto percorso da intraprendere per dare un significato a ciò che si sta vivendo. Ecco l’Eucaristia: mostra in modo esemplare e vivamente coinvolgente che alla base dell’esperienza cristiana c’è la Comunione, lo spirito di servizio e la memoria di un legame indissolubile, l’amore e la fraternità. Certo questo servizio richiede sacrificio nel dover rinunciare a qualche cosa, forse a un’ora di sonno in più, ma non importa.
Appena sveglio il mio pensiero va a chi attende con impazienza la mia visita, perché desidera fortemente, in cuor suo, questo incontro con Cristo- Eucaristia. È il momento più intenso e profondo che si può vivere in questa celebrazione, sia per me sia per chi riceve l’Eucaristia. Mi è capitato di vedere un adulto e in particolare un ammalato commuoversi e piangere mentre riceve il corpo di Cristo: è il segno concreto della presenza reale di Cristo crocifisso che ama soprattutto i più deboli e sofferenti. Prima di congedarmi da loro, mi piace stringere loro le mani e loro stringono fortemente le mie, alcuni senza volerle lasciare. Quel sorriso, su quel viso provato dalla sofferenza, quel grazie che viene dal cuore di chi soffre, ti ricordano solo una cosa: che “Dio ti ama!!”.
Gianna: Io Ministro della Comunione: frammenti d’amore.
C’è una spinta, c’è un forza “non di mani d’uomo” che mi fa alzare di buon mattino, sfidando anche il buio e il freddo, per recarmi all’Ospedale.
Mentre vado ripetendo le belle parola di quel Salmo che dice: “Saziaci al mattino con la tua grazia..” ringrazio Dio per avermi scelta e chiamata ad essere strumento del suo amore verso le persone che soffrono. Portare Cristo che salva e guarisce è ciò di cui i malati hanno più bisogno, perché se le medicine curano, l’amore può guarire.
Come rendere fecondo il mio umile servizio? Cercando di farmi incontro ad ogni persona che soffre con la sensibilità e la tenerezza di Gesù e l’attenzione sollecita di Maria. Serve fermarsi, sostare, dedicare tempo, senza fretta, pensando al comando di Dio: “Consolate, consolate il mio popolo” (Is. 40,1).
Quante volte in questi cinque anni di servizio mi sono trovata di fronte al pianto di un malato, alla solitudine di un anziano, alla disperazione di un genitore o di un figlio... in questi momenti le parole rischiano di essere troppe ma anche astratte e lontane dalla realtà. Hanno parlato gli sguardi e i gesti e insieme abbiamo coltivato il valore della preghiera e del nutrirsi del pane di vita. Allora ti rendi conto che con tutti i tuoi difetti e i tuoi limiti sei stata mediatrice di Dio perché hai acceso una speranza, un raggio di luce ad un futuro che la malattia aveva reso oscuro. Ho così imparato che se divino è il dare, divino è anche ricevere e con gioia ed entusiasmo voglio ripetere il mio “sì” quotidiano a Dio con la certezza che nessun frammento di amore andrà perduto.
Claudia: Io (nuovo) Ministro della Comunione... Essere un ponte.
Essere servi del desiderio di Dio. Volontà e verità divine sono che Dio desidera essere vicino e presente in mezzo a noi.
Nel segno del pane lui entra a far parte della nostra storia, della nostra vita come salvezza, gioia, Via, verità e Vita.
Essere Ministri della Comunione penso sia semplicemente prestare mani e piedi perché avvenga questo incontro che si ripete, da sempre, nel presente: Dio si dona all’uomo.
Offrire il pane. Colui che è la Vita, a chi lo cerca partecipando alla Messa o a chi è in un letto di Ospedale o non può uscire dalla propria casa, è condividere la gioia dell’uomo e di Dio di fare “ comunione!” È anche svolgere un servizio che ricorda chi siamo. Ci interroga personalmente sulla fede e sulla coerenza.
È la possibilità di testimoniare Colui che vogliamo servire. È il dono di poter tenere tra le mani il mistero, adorarlo e ringraziarlo. In pratica siamo tutti Ministri, siamo tutti ponti, tutti chiamati a portare a chi abbiamo vicino ciò che riceviamo continuamente: Amore.
Un grazie a Don Giusepe – Don Davide, a Suor Angelina e a tutti i membri della “Cappellania” per l’accoglienza, la festa e le tante attenzioni dimostrate.
Monica: Io (nuovo) Ministro della Comunione.
Da tempo sentivo un desiderio di vivere in modo concreto il Vangelo di Gesù e tenere viva la fede condividendo parte della mia vita con gli altri, non solo con le preghiere e la partecipazione alle Messe ma anche con gesti concreti.
Quando mi è stato proposto di fare il corso a Padova, guidato da Don Gianandrea, per diventare Ministro della Comunione, mi sembrava una cosa troppo grande per me, ma ho accettato con serenità e curiosità.
Già dai primi incontri a Padova ho provato una grande gioia perché, di volta in volta, capivo sempre di più il grande dono dell’Eucaristia che Gesù ci ha lasciato come segno del suo grande amore e la sua fondamentale importanza per la vita di ogni Cristiano.
Il 9 aprile mi sono accostata alla celebrazione di nomina con una sola domanda dentro di me: mi chiedevo continuamente se fossi stata degna di questo servizio ma mi sono lasciata condurre da questa chiamata confidando e credendo nella misericordia di Dio. Al momento però della consegna dal parte del Sacerdote celebrante della pisside con le ostie mi sono sentita avvolta da una grande emozione fino alle lacrime, mi sono sentita abbracciata e amata in un modo mai provato. In quel momento ho sentito che Gesù era lì, che mi aspettava da tanto tempo e che la gioia che provavo era la “sua” gioia. Grazie Gesù perché tu solo sai saziare la sete del nostro cuore inquieto, Tu solo hai parola di vita eterna... e queste certezze desidero condividerle con gli altri perché l’amore di Dio è per sempre e Lui è presente in noi e nel mondo e dobbiamo lasciarci abbracciare e con fiducia guidare da Lui.

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