È il mezzo di trasporto “pastorale” che prediligo. Perché? Per svariati motivi. Innanzitutto è quello che mi consente di essere continuamente a contatto con le persone, che mi possono e posso salutare, fermare per un consiglio, una informazione, una richiesta. . .

Quando salgo in bici scatta immediatamente un particolare tipo di preghiera, che si sviluppa in svariati modi. Le Ave Maria scorrono nella mente, nel cuore, sulle labbra e raggiungono il cuore di Maria recando con sé le intenzioni che metto.

Passando davanti all’Ospedale o alle Case di Riposo prego per gli operatori e i malati. Per gli uni chiedo professionalità, umanità, delicatezza, competenza, pazienza.

Per gli altri serena accoglienza della malattia, capacità di sopportazione, forza di volontà, fede intensa – favorita dallo sguardo rivolto al Crocifisso appeso alle pareti di ogni stanza. Per i familiari e gli amici chiedo disponibilità, presenza delicata e rispettosa, parole sagge e adeguate, capacità di ascolto.

Passando davanti a una fabbrica chiedo lavoro. Chiedo per i padroni la sapienza e la lungimiranza; per gli operai il senso del dovere e il desiderio di collaborare; la volontà di trascorrere le otto ore in armonia e – quando è possibile – in conversazioni “serie” che rispettino la loro e l’altrui dignità, che non li facciano vergognare qundo tornano a casa.

Davanti alle scuole, a seconda che siano dell’infanzia, delle elementari o medie o superiori, chiedo che bambini, ragazzi, adolescenti crescano nelle conoscenze che potranno essere utili nella vita, ma specialmente nella consapevolezza che il tempo dedicato allo studio è comunque formativo, consente un sano sviluppo della personalità. Prego perché ciascuno cresca non solo in età, ma anche in sapienza e grazia, trovando il tempo per partecipare con costanza agli incontri di formazione spirituale proposti per tutte le età.

Passando davanti al municipio prego perché tutti gli amministratori e le persone impegnate in politica ispirino le loro azioni esclusivamente a sentimenti e atteggiamenti di pace, di servizio, di giustizia, di collaborazione, di accoglienza.

Carabinieri, Guardie di Finanza, Polizia municipale, Vigili del fuoco: il bene comune sia il punto di riferimento del loro agire.

Vedo tanti negozi, di ogni genere. Penso a chi può comprare di tutto e a chi deve limitarsi in quasi tutto. Penso alla lunga fila che ogni martedì e venerdì si forma davanti e dentro la porta della Canonica per portare in famiglia il necessario per qualche giorno. Porto nel cuore gli occhi splendenti dei bambini che non possono sapere le difficoltà, i disagi, le umiliazioni delle loro mamme costrette a tendere le mani in terra straniera. Prego che nessuno osi sprecare solo perché può permetterselo e chiedo maggiore senso di solidarietà.

Davanti alle case penso a chi vi abita – non conosco proprio tutti, ma una buona parte sì –. Chiedo per una coppia in crisi il coraggio di mettere in gioco tutte le energie psichiche e spirituali per superare un momento difficile. Davanti a una famiglia “felice” ringrazio il Signore per le grazie che ha donato e che sono state accolte.

Mi commuovo e prego davanti alle famiglie che hanno subito un lutto, specialmente se si tratta di persone giovani. Chiedo un supplemento di grazia. Davanti a famiglie che non hanno battezzato i figli imploro da Maria e dal Signore il dono della fede e mi domando cosa possiamo fare di più, la comunità ed io, per favorire l’incontro di salvezza con il Risorto.

Quando passo davanti al Patronato, o vi entro, prego perché ci siano sempre più numerose presenze significative di adulti e di giovani preparati che sanno trovare il tempo per la formazione personale e di gruppo, che sentono il Patronato come casa loro, entrandovi con libertà e con senso di responsabilità, senza separare il ruolo che svolgono dalla vita che ogni giorno conducono, per poter, così, essere sempre punto di riferimento per chi li incontra, ovunque.

Molto spesso ho con me il Signore, avendo ogni mese più di cento malati-anziani cui portare la Comunione. Diventano allora mattinate e pomeriggi di adorazione e di contemplazione di Gesù presente nell’Eucaristia e nell’ammalato che la riceve sempre con commozione e gratitudine.

Chiedo un supplemento di grazia. Il cimitero è uno dei posti in cui entro frequentemente o presso il quale passo. Pace per i defunti e consolazione per i vivi sono le richieste insistenti rivolte al Signore.

Vi ho confidato come trascorro parte delle mie giornate e, forse, ho risposto a quanti si chiedono o cercano di capire cosa faccio in giro in bici.

Mentre stavo completando queste riflessioni mi è stato riscontrato un piccolo focolaio di broncopolmonite. Mi auguro che i medici non mi impediscano di utilizzare la bici per continuare questa forma continua di preghiera universale e per visitare persone e famiglie, portando a tutti la pace e la benedizione del Signore.

Con affetto vostro don Remigio

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