Non meno di duemilacinquecento persone (tra Duomo, Chiesa dei Frati, ospedale, Carmine, Case di riposo) hanno partecipato alla Messa e al solenne e "severo" rito delle Ceneri, segno del nostro desiderio di conversione, di camminare con spirito nuovo verso la Pasqua. Mi auguro che ciascuno si sia preso almeno un impegno per questi quaranta giorni (anche come famiglia, come amici ...) Quando ci si impegna "insieme" è più facile raggiungere un risultato. Da soli si fa più fatica. E la Chiesa è, e deve essere, una comunità in cui tutti i membri desiderano aiutarsi per migliorare.
Nel suo messaggio per la Quaresima, Papa Francesco ha coluto soffermarsi sulla globalizzazione dell'indifferenza, cosa che aveva già fatto nel messaggio per la giornata mondiale della pace del primo gennaio di quest'anno. E scriveva: "L'indifferenza verso il prossimo e verso Dio è una reale tentazione anche per noi cristiani. Abbiamo perciò bisogno di sentire in ogni Quaresima il grido dei profeti che alzano la voce e ci svegliano.
Dio non è indifferente al mondo, ma lo ama fino a dare il suo Figlio per la salvezza di ogni uomo. Nell'incarnazione, nella vita terrena, nella morte e risurrezione del Figlio di Dio, si apre definitivamente la porta tra Dio e uomo, tra cielo e terra. E la Chiesa è come la mano che tiene aperta questa porta mediante la proclamazione della Parola, la celebrazione dei Sacramenti, la testimonianza della fede che si rende efficace nella carità (cfr Gal 5,6). Tuttavia, il mondo tende a chiudersi in se stesso e a chiudere quella porta attraverso la quale Dio entra nel mondo e il mondo in Lui. Così la mano, che è la Chiesa, non deve mai sorprendersi se viene respinta, schiacciata e ferita. Il popolo di Dio ha perciò bisogno di rinnovamento, per non diventare indifferente e per non chiudersi in se stesso".
Ha invitato tutti i cristiani a lasciarsi "servire" da Cristo che è arrivato a lavare i piedi ai suoi apostoli. Solo se comprendiamo questo suo gesto, coronamento di tutta la sua vita spesa a servizio delle persone, impareremo anche noi a servire, a non essere indifferenti di fronte alle molteplici sofferenze di chi incontriamo o di chi sappiamo essere in difficoltà, vicini o lontani.
Ci ha invitato a chiederci: Dov'è tuo fratello? e a fare in modo che le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell'indifferenza! Infine ci ha invitato a rinfrancare i nostri cuori suggerendoci tre modi per farlo: innanzitutto la preghiera, specialmente nei giorni 13 e 14 marzo indicati per una maratona di preghiera lunga 24 ore; in secondo luogo compiere gesti di carità (uscendo dalla semplice elemosina per farla diventare solidarietà e giustizia); infine fare in modo che la sofferenza degli altri ci ricordi la fragilità della nostra vita, la dipendenza da Dio e dai fratelli.
Concludendo, ci ha invitato a vivere questo tempo come un percorso di formazione del cuore. Avere un cuore misericordioso non significa avere un cuore debole. Chi vuole essere misericordioso ha bisogno di un cuore forte, saldo, chiuso al tentatore, ma aperto a Dio. Un cuore che si lasci compenetrare dallo Spirito e portare sulle strade dell'amore che conducono ai fratelli e alle sorelle. In fondo, un cuore povero, che conosce cioè le proprie povertà e si spende per l'altro.
I trenta giorni di Quaresima che ci rimangono da vivere lascino un segno indelebile, magari piccolo, nella nostra vita personale e nella relazione con Dio e con il prossimo.
Con affetto vostro don Remigio


"niente paura"


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