Festa del perdono - Prima Confessione - 26 27 marzo 2011

I Genitori raccontano...

Don Remigio sta zitto, vero? 

«Hai deciso cosa dirai a don Remigio? ». Il silenzio e la fronte corrucciata di mio figlio sono stati la risposta. A otto anni bisogna affrontare quesiti pesanti. « Papà, ma poi don Remigio sta zitto, vero? » il mio sorriso. A quarantanove anni bisogna avere risposte appropriate.

Così è cominciato il nostro avvicinamento alla Festa del perdono. Non è facile capire un Dio che non impone la sua giustizia, per amore. Solo per amore. Non è facile comprendere questo Dio che ti chiede un passo, soltanto un piccolo passo per spalancare le sue braccia ed urlare « Ti aspettavo! Ti amo ». Non è facile concepire che qualunque peccato per quanto indecente, possa essere riscattato, anzi è già stato riscattato da una Bontà che non conosce limiti ed ostacoli.

È difficile spiegare a chi è scuola, amici, pallone di basket, vita, gioia, allegria che esiste un peccato da confessare. È difficile spiegare che sedersi e reclinare il capo parlando sottovoce non è un obbligo fastidioso per essere un buon credente.

È difficile spiegare che un sacerdote è solo lo strumento che Dio ha per amarti nelle tue sconfitte.

Sono entrato in Chiesa con la paura che mio figlio non riuscisse a comprendere e quel momento si trasformasse in un dovere, in un peso da evitare e al quale rassegnarsi in prossimità delle feste comandate.

Dio, però, ci stava aspettando.

Come sa fare Lui.

Ogni famiglia era unita nel suo banco. I piccoli sono stati suddivisi in tre gruppi e sono stati accompagnati dalle loro catechiste (donne splendide e disponibili a cui mi sento particolarmente grato) in posti diversi all’interno della Chiesa per vivere intensamente quel momento.

Dio ha cominciato a cullare i nostri bambini. Come sa fare lui, con premura e delicatezza.

Guardavo la testa di mio figlio, vicino a quella del sacerdote, legata in un filo di parole lievi tra lui ed il suo Dio. La nuca ondeggiava, si fermava e riprendeva a muoversi, come la fiamma della candela che avevo ricevuto otto anni fa, insieme ad un impegno. Ho detto a Dio che avevo fatto di tutto per onorare quella promessa e che quella minuta veste bianca su di un neonato, stava diventando un abito. Non mi sarei tirato indietro, avrei continuato a fare il mio mestiere di padre ma solo Lui poteva tenere pulito quel vestito e a lui affidavo quanto ho di più prezioso.

Mentre mio figlio baciava me e mia moglie dopo essere tornato al posto ho sentito che Dio era contento, e che quella promessa era lì, intatta, forte e con l’impegno nostro e della Comunità alla quale apparteniamo sarà rispettata.

Siamo usciti dalla Chiesa.

« Com’è andata? ». A quarantanove anni bisogna affrontare quesiti pesanti.

Un sorriso: « Bene. Bene. Ma non ti dico cosa gli ho detto ».

A otto anni si hanno risposte appropriate e felici. Molto felici.

A. R.



"niente paura"


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