È mattino presto e fa ancora buio, quando lasciamo il nostro hotel per recarci in Piazza San Pietro. È domenica, giorno del Signore, ed è giunto finalmente il momento più atteso del nostro pellegrinaggio come catechiste a Roma, quello dell'incontro con Papa Francesco. Tutti hanno il desiderio di vederlo da vicino e chissà che non succeda un "miracolo", quello anche di toccarlo. Anche noi quindici catechiste del Vicariato di Cittadella (non si vede Suor Fatima, perché sta fotografando) ci uniamo di lì a poco agli altri, circa quattrocento catechisti della Diocesi di Padova, e migliaia provenienti da ogni parte del mondo, compresa

la Siria per i quali parte un lungo applauso. Un pellegrinaggio (27–29 settembre u.s.) organizzato a livello diocesano, desiderato da tempo e accompagnato in quei tre giorni da intensi momenti di preghiera e di catechesi come quello vissuto, il sabato mattina, con suor Fausta nella chiesa dei "Quattro Santi Incoronati", ossia quattro amici che al tempo di Diocleziano hanno preferito morire tutti insieme piuttosto di rinnegare il vero Dio e incensare come tale, l'Imperatore stesso. Per questo si sono meritati la corona del martirio che solo Dio può donare.
Un'ennesima testimonianza per noi che stiamo vivendo l'Anno della Fede e siamo chiamati ad essere dei veri e credibili annunciatori di Cristo Gesù, gioia e bellezza del Padre. C'è bisogno oggi, più che mai, di persone che evangelizzate portino il Vangelo, anche con le parole, ma prima di tutto con la coerenza di vita. Un altro momento importante è stato il cammino spirituale condiviso all'interno della Basilica di San Pietro, prima della Professio fidei nei pressi dell'Altare della Confessione, quando la giovane e contagiosa Annalisa ci ha invitato a porci la domanda che ancora oggi Gesù rivolge a ciascuno di noi: "Mi ami tu?".
Papa Francesco ci ha detto in quei giorni che essere catechisti "chiede amore sempre più forte a Cristo, amore alla Chiesa". Bisogna avere familiarità con il Signore, trovare il modo adatto per stare con Lui e lasciare che il suo fuoco riscaldi il nostro cuore. Se nel nostro cuore non c'è il calore dell'amore di Dio come possiamo noi catechisti riscaldare il cuore dei ragazzi? Solo dopo aver alimentato il rapporto con Lui possiamo portarlo agli altri. E ha proseguito durante l'omelia nella Santa Messa domenicale concelebrata con altri sacerdoti, circa seicento, in una piazza dove regnava sovrano il silenzio: "Il catechista è colui che custodisce e alimenta la memoria di Dio: la custodisce in se stesso e la fa risvegliare negli altri". Anche se non siamo riusciti a "toccare il lembo del suo mantello", vi assicuro che il passaggio di Papa Francesco poi, terminata la celebrazione, in mezzo a noi, in mezzo ad una folla diventata "osannante", il suo sguardo e i gesti delle sue mani benedicenti, ci hanno trasmesso tutto quel calore umano da ritornare, ciascuna alla propria comunità, con tanta gioia e pace nel cuore, pronte ad iniziare con entusiasmo e impegno questo nuovo anno catechistico, questo nuovo cammino d'iniziazione cristiana, particolarmente ricco di novità come lo è da sempre il Vangelo che dobbiamo cercare di portare nelle nostre "periferie" quotidiane. Grazie Papa Francesco per tutti i tuoi continui insegnamenti di vita che ci aiutano a essere sempre più amici del Signore e ad avere sempre più fiducia in Lui che ci trasforma di continuo in "otri nuovi" capaci di contenerlo e di fare cose grandi.

Gianna, catechista di S. Donato


"Per un pugno di dollari"


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