14 febbraio 2008
In prossimità di questa data, considerata ormai da tempo (496 d.C. ) la festa degli innamorati, offriamo una breve riflessione.


Volontà o spontaneità? All’amore servono entrambe
La parola volontà è quasi scomparsa dal lessico quotidiano.
È stata sostituita dalla parola libertà, intesa come libertà di fare quello che ci pare seguendo il desiderio spontaneo, l’impulso immediato.
La volontà invece è un comando che noi diamo a noi stessi e spesso consiste proprio nello sforzo per resistere all’impulso immediato e realizzare un ideale, un valore, un fine. È questo che ci insegna « Pinocchio ». Il burattino viene continuamente distratto da nuovi desideri: le marionette, il gatto e la volpe, il paese dei balocchi.
Non ha volontà, cede sempre all’impulso immediato e, perciò, va incontro a continue disgrazie.
All’estremo opposto invece oggi la volontà viene vista come una violenza su noi stessi che ci fa perdere la spontaneità.
Sono due posizioni estreme, entrambe sbagliate. Vediamolo nel caso dell’amore. Con la volontà non possiamo innamorarci di qualcuno. L’amore è dono, spontaneità, grazia, lo puoi solo accettare e abbandonarti ad esso. Eppure anche l’innamoramento, per diventare amore profondo e duraturo, ha bisogno dell’intelligenza e della volontà. Se vuoi rendere felice il tuo amato non puoi fare quello che ti passa per la mente in quel momento, non puoi agire solo d’impulso senza pensare alle conseguenze.
Devi conoscerlo, conoscere la sua vita, capire come pensa, decifrare i suoi gesti, rassicurarlo nelle sue paure, dissolvere le sue gelosie, dargli ciò che intimamente desidera, modellarti sulle sue fantasie finché, a un certo punto, non ti accorgi che i suoi desideri diventano i tuoi, e i tuoi desideri e i tuoi sogni sono diventati i suoi.
Anche la fedeltà richiede volontà.
Perché non devi farti distrarre, farti tentare, ma tener ben fisso quello che è essenziale rispetto a quello che non vale nulla. Quando sei innamorato puoi esser felice solo con chi ami, e se lo tradisci, se ti distrai, se preferisci altre compagnie o altre cose, la vostra unicità si incrina, si degrada.
Tutte le cose perfette richiedono una concentrazione totale; il compositore è totalmente assorbito dalla sua musica, lo scrittore dal suo romanzo. L’amore è ancora più esigente. Se entrambi non vi donate completamente all’altro, se non vi date e non ricavate da voi stessi il piacere, perdete lo stato di grazia, e non potrete più realizzare quell’intimità unica e miracolosa che fa durare l’amore e lo rende la più grande fonte di felicità e la più grande forza creativa della vita.

(Articolo di Francesco Alberoni tratto dal Corriere della Sera edito il 14-01-2008)
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