Il 3 settembre è stato ricordato solennemente l’anniversario della Dedicazione del Duomo avvenuta nel 1826. Riportiamo in ampia sintesi l’omelia che don Luciano, parroco a S. Donato, ha tenuto per l’occasione. Fedeli carissimi, siamo qui riuniti questa sera per ricordare, celebrare, festeggiare un avvenimento vissuto circa 200 anni fa: ricordiamo il giorno in cui questo luogo, questo edificio è stato dedicato al culto di Dio, è stato consacrato per raccogliere la Comunità cristiana nella lode al Signore. Per questa occasione l’arciprete don Luca, con la scusa che quest’anno ricorre il mio 50° anniversario di sacerdozio, ha invitato me a presiedere e a dire due parole di circostanza.

Sinceramente devo dirvi che la mia presenza è molto significativa, per due motivi. Primo: sono 39 anni che io mi trovo a Cittadella (nessuno dei sacerdoti qui presenti è stato tanti anni a Cittadella), prima come cooperatore di mons. A. Miazzi, poi come parroco a S. Donato. Ho sempre tenuto rapporti di amicizia con tantissime persone di Cittadella; per cui non mi sento un estraneo qui tra voi, ma un amico, un fratello che ha condiviso le diverse vicende delle nostre Comunità. E il secondo motivo è ancora più significativo. Questo Duomo, così come noi lo vediamo è stato edificato circa due secoli fa, in 50 anni: dal 1776 al 1826. Ma è sorto sul luogo dove prima esisteva una chiesa più antica rivolta verso oriente, terminata nel 1297, quando già era stata terminata la costruzione della “cittadella” con le sue alte mura, che la rendevano un castello inespugnabile. Ma fino al 1297 la chiesa alla quale faceva riferimento la popolazione non solo di Cittadella, ma anche dei dintorni in ampio raggio (da Rosà a Curtarolo, da Fontaniva a Villa del Conte) era la chiesa romanica risalente al IX secolo chiamata Pieve di S. Donato. Solo la Pieve era provvista di fonte battesimale, tutti gli altri luoghi di centri erano considerati “cappelle”. Poi, con il passare degli anni, la Pieve perse un po’ alla volta la sua funzione di “matrice” delle altre chiese minori, fino a quando nel 1376 la chiesa entro le mura fu intitolata oltre a S. Prosdocimo anche a S. Donato (come dimostra bene l’affresco che si trova nell’abside dietro l’altare) e conglobò a sé anche l’antica Pieve. Il Centro di Cittadella era diventato ormai più importante; tuttavia il ricordo della Pieve di S. Donato come chiesa matrice si protrasse a lungo nel tempo, tanto è vero che fino al 1965 ogni anno il lunedì di pasquetta si partiva in processione dal Centro e si veniva fino a S. Donato, dove si faceva festa per tutta la giornata. E questo legame tra il Duomo e S. Donato ha ripreso visibilità quando nel 1984 il vescovo Filippo Franceschi ha spostato me dal Duomo a S. Donato, per ricostituire la nuova parrocchia in quella Pieve che da tempo ormai aveva perso la funzione di parrocchia. C’è ancora un altro legame che unisce S. 

Donato a Cittadella: l’altarino (senza la mensa, tuttora nella Pieve) che si trova in Duomo nella cappella dell’adorazione e delle confessioni è quello rimasto nell’antica Pieve fino al suo restauro negli anni ’60-’70. È bello ed è giusto ricordare dove sono le radici della nostra fede per poterla testimoniare con fierezza ed impegno. Anche a questo ci richiama la celebrazione che stiamo vivendo: la consacrazione del nuovo Duomo avvenuta nel 1826. Se guardiamo la facciata del Duomo, vedremo una scritta molto importante: DOMUS DEI ET PORTA COELI = casa di Dio e porta del cielo. Ecco perché la chiesa si chiama Duomo: perché è la casa di Dio, l’abitazione di Dio in mezzo alle case dei fedeli che lo amano come il Padre celeste.
E porta del cielo perché, nell’ultimo giorno del nostro cammino sulla terra, noi partiremo proprio dalla chiesa per entrare nella casa del Padre. Dalla nascita (battesimo) alla morte (funerale), i momenti più importanti e significativi della nostra vita di cristiani si svolgono in Chiesa. Ecco perché è così importante questo luogo per noi; dovremmo ricordarcelo sempre. Un ultimo pensiero: come un’infinità di pietre e di mattoni uniti tra loro formano la chiesa edificio, così tutti noi uniti a Cristo formiamo la Chiesa viva, la Comunità di Gesù che porta agli uomini la salvezza, la famiglia di Dio che vive nel mondo. Ricordiamo che la vita di questa Comunità, di questa famiglia, per rimanere viva deve scorrere su un binario formato da due rotaie unite fortemente tra loro: la fede, che ci fa sentire Dio sempre presente nella nostra vita e alla cui Parola dobbiamo sempre fare riferimento, e l’amore fraterno, caratteristica del vero cristiano, come ha detto Gesù nell’ultima cena.
Chiediamo al Signore che ci aiuti a vivere sempre uniti a lui e ad amarci tra noi come fratelli.
Amen.

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