In questi giorni, mi ritornano alla mente le parole che Dio rivolge al profeta Geremia. Ve le offro: Mi fu rivolta questa parola del Signore:

 « Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni ».
Risposi: « Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane ».
Ma il Signore mi disse: « Non dire: “Sono giovane”.
Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò.
Non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti ».
(Ger 1, 5-8)


Tornando con la mente ad un anno fa, quando vivevo la gioia dell’ordinazione presbiterale e l’attesa di cominciare il ministero in una comunità che il vescovo mi avrebbe affidato, sognavo in grande, come tanti giovani fanno pensando al futuro che sta loro davanti. Fantasticavo, immaginavo, fremevo per poter conoscere e incontrare chi sarebbe stata la comunità che mi avrebbe accolto e allo stesso tempo sentivo le paure e la giusta trepidazione per cosa mi aspettava. Mi sentivo come il profeta Geremia, che di fronte alla missione che il Signore gli affida, si sente impotente, giovane, inesperto.
Di certo è un sì esigente quello che Dio chiede. . . ma se da una parte Dio manda, invia dall’altra non fa mancare il suo amore paterno che sorregge, dona vigore e coraggio per vivere questa sua chiamata. In quest’anno trascorso con la vostra comunità ho saputo apprezzare, stimare e accogliere la ricchezza e la diversità di ciascuno, imparando a conoscere e incontrare ognuno come un dono che il Signore mi avrebbe messo accanto.
D’altro canto una comunità cristiana non può camminare senza un pastore che la guida, come, per altri versi, un pastore non può vivere il ministero affidatogli senza una comunità.
Saremo schegge impazzite, che al centro non mettono la presenza viva e operante del Signore Gesù, che chiama a sé i suoi figli perché da Lui possano ricevere nutrimento e amore.
Con voi ho imparato a muovere i primi passi da giovane prete, dallo stare con i piccoli, all’accompagnare i giovani, condividendo esperienze, strada, servizio, preghiera, e non per ultimi, gli adulti, nei vari ministeri loro affidati, le persone ammalate, le famiglie che hanno saputo donarmi uno spaccato della loro vita, dei lori successi e delle loro preoccupazioni.
Per voi ho fatto scorrere quell’acqua sempre fresca che è la Parola di Dio, dalla quale abbeveriamo la nostra sete d’eternità, di fraternità, di cristiani in viaggio verso un’unica meta. Per voi ho spezzato il Pane della vita, che nutre, sostiene e alimenta il nostro essere chiesa. Fare comunione attorno all’Eucaristia significa vivere di Lui, continuare ad essere pane per i fratelli che ci stanno accanto.
Fratelli nel ministero lo sono stati don Remigio e don Luca, con cui ho sperimentato e vissuto le gioie e le fatiche dell’essere prete, in un clima di stima e di fiducia.
Accanto agli aspetti positivi non nascondo anche i limiti che a volte possono fare da attrito e rallentare la nostra corsa verso il Signore. Mi auguro che il limite, che fa parte del nostro crescere come persone e come cristiani, possa diventare occasione di comunione e di crescita come comunità, di lavoro pastorale fatto insieme, di verità e carità nell’accoglierci e sostenerci reciprocamente, perché in fondo, stiamo “lavorando per Lui”.
Da parte mia, con gratitudine e riconoscenza, accompagno ciascuno di voi con la preghiera, perché nelle nuove vicende che ci aspettano, per me nella nuova comunità di Limena, il Signore ci fa sentire vicini e sorretti dalla sua mano.

don Angelo Passarotto

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