È finito il periodo natalizio, fatto di feste, incontri, ritrovi, vacanze, ma soprattutto di gioia, come ricorda la liturgia, perché si fa memoria della venuta di Dio tra gli uomini. Gesù nasce a Betlemme nella povertà, in una grotta, perché non c’è posto per lui. Viene accolto dai pastori, gente umile, su invito degli angeli: e noi? È stato accolto nelle case, nelle famiglie e soprattutto nel cuore? O forse ci si è già dimenticati che Dio sposa la condizione umana per amore? Per amore nei confronti dell’umanità in genere, e nei confronti di ciascun essere umano in particolare.

Perciò Dio vuole stare con il suo popolo, perché lo ama e vuole elevarlo, salvarlo, renderlo felice per l’eternità. Mentre ora la gente forse non è più felice come a Natale, perché non lo ha accolto. In ogni famiglia, quando arriva un neonato, c’è gioia nell’accogliere una nuova vita, ma poi si continua ogni giorno ad accudire il bambino piccolo affinché cresca. Gesù bambino è accudito oppure è dimenticato o, peggio ancora, abbandonato? È custodito, dentro le profondità dello spirito, ricordandolo, parlando con lui attraverso la preghiera, fatta con il cuore e non solo con le labbra? Anche Dio Padre ha parlato dal cielo proclamando, il giorno del battesimo nel Giordano, Gesù Cristo Figlio suo prediletto, nel quale si compiace e invita tutti i suoi figli adottivi ad ascoltarlo.
Per far crescere un bambino c’è bisogno di tempo, di cure, di attenzione, specialmente di amore. Come si fa a far crescere Gesù bambino nella vita dei credenti? Dando tempo, spazio, attenzione e amore a Gesù oppure dimenticandosi di lui? Ascoltando la Parola di Dio? Gli insegnamenti di Gesù? Cercandolo come maestro, guida, pastore, amico, fratello? Stando con lui oppure allontanandosi? Ascoltando la Parola di Dio, meditando il vangelo e le scritture, seguendo gli insegnamenti di Gesù Cristo ed incontrandolo nei sacramenti e nella preghiera profonda, fatta con il cuore: così lui farà uomini nuovi, veri, capaci di amare e donarsi agli altri, come ha fatto egli stesso alla sua nascita a Betlemme e soprattutto sulla croce. Quando si è bambini si vede tutto il bello del mondo e la semplicità della vita. Ma crescendo si sperimentano le sue contraddizioni e si incontrano tutte le difficoltà che essa riserva. Si pensa di fare da soli perché cresciuti, ma se dentro di sé è stato fatto crescere il Natale, ecco che si saprà affrontare anche la Pasqua. Pasqua intesa non solo come passaggio dalla vita temporanea a quella eterna, ma anche attraverso dubbi, difficoltà, sofferenze: insomma, tutto ciò che la nostra esistenza ci riserva, cioè gioie e dolori. In questo non si è soli, se è stata accolta e coltivata la presenza di Gesù e fatto crescere quel bambino Gesù incontrato a Natale. Egli è vicino, egli dà sostegno, egli dà forza, la sua energia, il suo Spirito, la sua gioia piena. Continuerà a donare la sua vita, per amore. Quindi Natale è l’inizio, verso la Pasqua. Da Natale a Pasqua, le domeniche sono passaggi che si possono definire pasque settimanali, se arricchite della partecipazione alla S. Messa domenicale, con la comunità dei credenti. Maria vergine, protettrice e madre celeste, interceda per il suo popolo terreno.

 

di Giorgio Berton

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