| «Ritornate a Me» (Gl 2, 12) |
| Giovedì 11 Marzo 2010 10:43 | |||
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MEDITAZIONE PER LA QUARESIMA 2010
1. «Ritornate a me con tutto il cuore. . . ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso. . . » (Gl 2, 12-13). Questo accorato invito di Dio risuona all’inizio della Quaresima (mercoledì delle ceneri) ed è rivolto a ciascuno di noi. «Ritornate. . . » si tratta di ritornare, perché da chi la nostra vita ha origine permanente se non da Dio? D’altra parte Dio è Padre che sempre attende il nostro ritorno. E ancora siamo esortati: «Oggi, se ascoltate la Parola di Dio, non indurite il vostro cuore. . . » (Sal 94). L’indurimento del cuore, nella Sacra Scrittura, è un male grave e temibile, perché rende insensibili a percepire la presenza di Dio e a stabilire una relazione con Lui. Il cuore sensibile a Dio è un cuore puro, umile, che confida in Dio. Ritornare a Dio vuol dire riconoscere che Dio è il Fondamento, Principio e Fine ultimo della nostra vita, il nostro Bene Supremo; nello stesso tempo vuol dire riscoprire e affermare la nostra vera identità e la più alta dignità perché noi siamo “immagine e somiglianza di Dio” (Gen 1, 26). Riconoscere Dio come Dio vuol dire adorarLo, riconoscer- Lo come Assoluto, il Creatore, il Padre di tutto. Il peccato originale, la radice velenosa di ogni peccato è il rifiuto e l’emarginazione di Dio nella nostra vita, e questo per fare di noi stessi e del mondo un Assoluto, fare di noi la fonte e il criterio della Verità, di determinare ciò che è bene o male. Questo è inganno e menzogna. La Sacra Scrittura mette in rilievo che, senza il riferimento reale a Dio, l’uomo perde il giudizio di verità riguardo a se stesso e nella valutazione delle cose; in secondo luogo cade nella dissolutezza morale. «Alla tua luce vediamo la luce » afferma il salmo 36. Private della luce di Dio e della relazione con Lui, le creature non sono più riconosciute nella loro verità essenziale e nella loro finalità. Si produce allora la vanità, un riposare sul nulla. Allontanandosi da Dio, dice il profeta Geremia, « essi seguono ciò che è vano, diventano loro stessi vanità » (Ger 2, 5). S. Paolo, nella Lettera ai Romani, mette in rilievo che il rifiuto di riconoscere e di adorare Dio è la causa prima della dissolutezza dei costumi. Una delle caratteristiche principali del mondo pagano, nella valutazione di ebrei e dei primi cristiani, era la sfrenatezza sessuale nei pensieri e nelle azioni. In una società ridiventata, sotto certi aspetti, pagana, « ritorna lo sconciamento dell’uomo mediante la sessualità; eppure gli agnostici non lo avvertono e non lo presentano come uno sconciamento, bensì una glorificazione. Così i criteri di valutazione e la stessa capacità di giudizio vengono distorti dal pensiero ambiguo dell’uomo che si nega a Dio » (H. Schlier, La Lettera ai Romani, p. 119). Il male, il peccato è per se stesso, per chi lo commette, un castigo, perché corrompe la dignità umana e l’orientamento al Bene insito nella nostra natura umana: « non c’è pace per i malvagi » (Is 57, 21). Il senso di colpabilità è un disagio oscuro che intristisce l’anima. L’uomo moderno ha scelto di affermare la propria autonomia ed indipendenza, la auto-determinazione, ma prescindendo da Dio e rifiutando Dio, non ha compreso né Dio né se stesso e così ha finito per compromettere la propria autentica libertà in una serie di dipendenze sempre più servili. Solo la giusta relazione con Dio nella verità e nell’amore assicura all’uomo l’autentica libertà. 2. Il Tempo di Quaresima è un tempo propizio che Dio ci dona per una conversione spirituale. La Chiesa, nella sua realtà profonda di « sacramento dell’intima unione con Dio » (LG 1), è chiamata a farsi interprete, mediatrice, educatrice dell’incontro dell’uomo con Dio, non un Dio generico, ma Dio “fatto carne”, Dio misericordioso rivelato e donato a noi in Gesù Cristo, che si è sacrificato per noi, con il cuore aperto sulla croce. Si tratta, anzitutto, di educare e accompagnare all’incontro, all’esperienza di Dio, a stabilire una relazione con Dio, ad « adorare il Padre in spirito e verità » (cf. Gv 4, 23). La fede non è riducibile a idee su Dio, ma è accogliere Dio, amarLo e quindi fare la Sua volontà. Questo è il compito primario della comunità cristiana, e dovrebbe essere assunto con sapienza e coraggio dai presbiteri, diaconi, dai consigli pastorali, dai catechisti e dagli operatori pastorali. Perciò impegniamoci con generosità a proporre e tener vivi i Centri di ascolto, la lectio divina, a educare allo stile di vita autenticamente cristiano, e quindi alla preghiera, alla sobrietà, alla carità, attingendo con abbondanza alle sorgenti sacramentali della Riconciliazione e dell’Eucaristia. Si dovrebbe pensare anche a delle proposte mirate a persone che hanno lasciato la pratica religiosa, ma sentono, sia pur confusamente, il desiderio e la ricerca di un’esperienza spirituale. La cultura prevalente del nostro tempo, diffusa dai media, è focalizzata sulla ricerca del benessere psico-fisico. Si sono moltiplicati i Centri di benessere, e le proposte ispirate a metodi e tecniche orientali. Nello stesso tempo sono cresciuti il vuoto e i disagi dell’anima. La dimensione specificamente spirituale della persona non è riconosciuta e la sensibilità spirituale si è come atrofizzata. La persona allora è come alienata e non abita più a casa propria, perché « l’Io personale abita a casa propria nel centro dell’anima, se vive qui dispone di tutta la forza dell’anima e la può impiegare liberamente. È anche più vicino che mai al senso di ogni avvenimento e aperto a tutte le esigenze che si pongono, e dispone nel modo migliore per misurarne il significato e la portata. Ci sono però pochi uomini che vivono così “raccolti” » (E. Stein, Essere finito e Essere eterno, p. 454). Scuotiamoci dalla pigrizia e dal torpore. Abbiamo il coraggio di proposte impegnative, ben motivate, anche per i giovani. 3. Nella relazione autentica con Dio viene purificata, orientata e rafforzata la forza maggiore che abbiamo: l’amore. Dio è Amore, un amore che è dono di sé fino al sacrificio. Il Crocifisso è l’espressione insuperata di questo amore. S. Agostino ha ricondotto la vita della città terrena, della società, a due tipi di amore: l’amore di Dio fino al sacrificio di se stessi e l’amore di se stessi fino al disprezzo di Dio e del prossimo. Dall’amore disordinato di se stessi, in contrasto con l’amore di Dio, scaturiscono il disordine e i mali sociali: ingiustizie, violenze, abuso del potere, corruzione, divisioni, inimicizie. Non è difficile rilevare questo degrado diffuso nella società odierna che ha effetti devastanti sotto il profilo educativo. Purtroppo constatiamo pure che la crisi finanziaria ed economica continua a colpire soprattutto le fasce più deboli della società e la perdita del lavoro affligge molte persone e famiglie. Tutti dobbiamo sentirci interpellati da questa situazione, in uno spirito di autentica solidarietà e con l’adozione di uno stile di vita ispirato alla sobrietà. Abbiamo la sapienza e il coraggio di riscoprire il valore dell’astinenza e del digiuno in questa Quaresima; digiuno dal cibo e dalle passioni disordinate. Mi ha fatto impressione la frase di un autore riportata nell’incontro con i rappresentati del mondo del lavoro il 19 dicembre u.s.: « se la gente felice di questo mondo potesse percepire con i propri occhi e con le proprie orecchie la somma di dolori umani di cui sono fatte le loro gioie, la nostra società attuale crollerebbe immediatamente sotto il peso della sua indignazione » (Paul Painlevè). Al posto di “gente felice” mettiamo i ricchi, i potenti, chi guadagna stipendi spropositati. Non c’è forse un divario impressionante e scandaloso con tanta povera gente? Rileggiamo e meditiamo la parabola evangelica del ricco epulone e del povero Lazzaro (Lc 16, 19-31). Nel tempo di Quaresima, contempliamo e meditiamo il Crocifisso: Gesù Cristo ha sacrificato se stesso per amore nostro. Ci ha insegnato e ci dà la forza di fare altrettanto. Non sacrifichiamo, dunque, gli altri per il nostro benessere e la nostra soddisfazione egoistica, ma sacrifichiamoci con amore per servire e aiutare a rendere felice il nostro prossimo. Accogliendo la grazia della Quaresima, mettiamoci con vigore in cammino verso la Pasqua di Resurrezione.
Antonio Mattiazzo, vescovo
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